GISD GRUPPO ITALIANO DI STUDIO SULLA DISFAGIA

(Sezione italiana dell´EUROPEAN STUDY GROUP FOR DYSPHAGIA AND GLOBUS)

GRUPPO ITALIANO DI STUDIO SULLA DISFAGIA

GRUPPO ITALIANO DI STUDIO SULLA DISFAGIA

(Sezione italiana dell’EUROPEAN STUDY GROUP FOR DYSPHAGIA AND GLOBUS)

 

Fondazione del Gruppo Italiano di Studio sulla Disfagia

 

Il 19 novembre 2005 si è costituito in Roma il Gruppo Italiano di Studio sulla Disfagia (G.I.S.D.) quale sezione italiana dell’ European Study Group for Dysphagia and Globus(E.G.D.G.).

L’ E.G.D.G., fondato ad Amsterdam nel 1992, è l’unico gruppo formale in Europa che si occupa scientificamente della fisiologia e della patologia della deglutizione; in prospettiva, verosimilmente a Venezia nel 2007, l’E.G.D.G. si fonderà e si consorzierà con una analoga associazione nordamericana per costituire una Associazione Mondiale di Deglutologia.

Il G.I.S.D. è in Italia l’unico gruppo formale scientifico di deglutologia e

ha connotazione interdisciplinare aperta a tutti i sanitari coinvolti nel settore della deglutizione con particolare riguardo a foniatri, logopedisti, radiologi, nutrizionisti, gastroenterologi neurologi, ORL, rianimatori fisiatri, fisioterapisti, infermieri, geriatri, pediatri.

Al termine del I° Congresso del Gruppo Italiano di Studio della Disfagia (Roma 18-19 novembre 2005) è stato eletto un direttivo composto da

Italo de Vincentiis,     presidente onorario

Oskar Schindler,         presidente

Elisabetta Genovese,  vicepresidente

Giovanni Ruoppolo,    tesoriere

affiancato da un gruppo di iniziatori, foniatri, logopedisti, otorinolaringologi, radiologi, nutrizionisti, gastroenterologi, chirurghi, di seguito riportati e costituenti il primo nucleo di soci:
Accornero Anna

Aliberti Daniela

Amitrano Antonio

Bellussi Luisa

Bosio Cesare

Buratti Maria Grazia

Calcagno Paola

Cancialosi Patrizia

Cerchiari Antonella

Cerro Paola

Corazziari Enrico

De Toma Giorgio

De Vincentiis Marco

Farneti Daniele

Fiorella Raffaele

Fiorentino Giovanni

Juliani Elisa

Gallo Andrea

Gaspari Achille

Habib Fortuneè Irene

Hermann Ingo

Iengo Maurizio

Monini Simonetta

Morello Morena

Pastore Antonio

Paludetti Gaetano

Puxeddu Pier Paolo

Repici Alessandro

Rinaldi Ceroni A.

Riso Sergio

Schindler  Antonio

Simonelli Marilia

Spadola Bisetti Massimo

Speciale Riccardo

Staffieri Alberto

Tiddia Cristiana

Travalca Cupillo Beatrice

Vernero Irene

 

In attesa della formulazione e dell’accettazione da parte dell’assemblea del prossimo congresso del Regolamento ogni richiesta di informazioni o di adesioni dovrà essere rivolta al segretario

Prof. Giovanni Ruoppolo al seguente indirizzo e-mail: giovanni.ruoppolo@uniroma1.it

 

 

 

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La DEGLUTOLOGIA

 

Nell’ultimo decennio la deglutologia ha avuto una evoluzione dirompente, forse in rapporto alla scoperta che un alto numero di decessi (p.es. il 40% delle morti a seguito di stroke) era da attribuirsi a turbe delle deglutizione e che, soprattutto, sanitari e care givers potevano essere incriminati per non corrette modalità di alimentazione o per non adeguata assistenza all’alimentazione. Da ciò il particolare interesse delle istituzioni per anziani (e la sua concettualizzazione con la presbifagia), per dementi, per traumatizzati cranici, per soggetti con fatti cerebrovascolari. S’aggiunge inoltre la sempre maggior diffusione di interventi di chirurgia oncologica cervico-faciale funzionale che richiedono sistematica attenzione e rieducazione della deglutizione  (sovente di concerto con la rieducazione della respirazione ventilatoria, della vociferazione, dell’articolazione fonemica e della comunicazione). Infine la rilevazione che circa un terzo dei soggetti in età evolutiva ha una deglutizione atipica che necessita trattamento riabilitativo, ha determinato un boom di richieste in campo ortodontico.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  • Introduzione Deglutologia

 

La foniatria e la logopedia notoriamente si occupano della fisiopatolo­gia della comunicazione umana.

Come per qualsiasi altra specializzazione medica il corpo dottrinale ed applicativo è dinamico ed in genere nel tempo s'approfondisce ma anche allarga i propri confini.

È così che la competenza della foniatria e della logopedia dai problemi della voce e della verbalità si è estesa a tutti gli aspetti della comunicazio­ne umana.

Altri capitoli innescantisi talora solo in parte nel bacino della fisiopato­logia della comunicazione, s'aggiungono via via prevalentemente per ra­gioni di ordine pragmatico per cui date le esperienze professionali di foniatri e logopedisti è più conveniente che siano essi stessi a fare attività in par­te o in tutto collaterali piuttosto che attivare, con tendenza di specializza­zione centrifuga, altri operatori specifici.

Quanto ora esplicitato ha un esempio paradigmatico nel capitolo della fisiopatologia della deglutizione.

Sono stati prevalentemente i paesi anglosassoni a insistere che della deglutizione fossero gli esperti del linguaggio ad occuparsi. La paternità assoluta va riconosciuta agli inglesi coniugi Karel e Bertha Bobath che già all'inizio degli anni ’50 insistevano con il loro concetto di "feeding" che i problemi alimentari dei bambini spastici erano propedeutici a quelli arti­colatori verbali e che dovevano essere i logopedisti a "nutrire" i piccoli spastici con i loro specifici problemi di suzione, morso, masticazione e de­glutizione.

Verso la fine degli stessi anni ’50 cominciava negli Stati Uniti un nuovo interesse per la deglutizione (J.E. Bosma) che proseguendo negli anni ’60 con nuove ricerche mediche (Barret, Hanson, Moyers, etc.) portava agli inizi degli anni ’70 alla fondazione di corpora operativi specifici e differen­ziati da parte di alcuni speech therapists (Aronson, Garliner, Logemann).

Mentre A. Aronson iniziava ad occuparsi della deglutizione prevalente­mente in soggetti neurologici (seguito in modo molto più approfondito da J.A. Logemann) D. Garliner seguiva più specificamente i problemi della deglutizione infantile che determinavano malocclusioni dentarie e addirit­tura dava inizio a quella che, non senza brillanti abilità commerciali, sa­rebbe stata la "terapia miofunzionale".

Da circa 20 anni quindi le richieste professionali a foniatri e logopedisti di occuparsi dei pazienti con problemi di deglutizione sono progressiva­mente aumentate, prima negli Stati Uniti, poi in Inghilterra, quindi in Francia (nel ’75-’76 alla scuola di logopedia di Marsiglia!), in altri paesi europei ed in Italia (le prime comunicazioni della scuola torinese risalgono agli inizi degli anni ’80).

Per quanto concerne il quarto di secolo circa dell'esperienza torinese, è interessante notare come il lavoro iniziato in proprio, sia stato successi­vamente confrontato con altrui esperienze parallele coeve o antecedenti e si sia dimostrato del tutto omologo e similare.

Attualmente gli interessi per i problemi della deglutizione sono talmen­te pressanti da essere documentati non solo dal Corso di aggiornamento della Società Italiana di Foniatria e Logopedia al suo Congresso di Cata­nia (1990) ma dal corso di Ancona (1989) promosso dall'Associazione Na­zionale Logopedisti e dal XIII Congresso Nazionale di Aggiornamento A001 (Anacapri, 1989), nonché da numerosi seminari dedicati all'argomento; in campo logopedico A. Raulo ha scritto una monografia sull'argomento (1987) ed A. De Filippis ha dedicato un capitolo alla deglutizione atipica nella seconda edizione dei suo manuale (1989) e numerosi sono i contributi me­diante comunicazioni ai congressi ed articoli con riviste scientifiche sono stati fatti da foniatri e logopedisti.

Nel 1990 abbiamo pubblicato il nostro “Manuale operativo di fisio-patologia della deglutizione” che ha costituito il solo manuale trattatistico italiano sull’argomen-to, a tutt’oggi.

Con A.J. Miller ricordiamo che nel regno animale le richieste nutrizio­nali vengono soddisfatte ottenendo cibo ed assimilandolo all'interno dei corpo. Anche se gli  animali di più bassa classificazione filogenetica, co­me l'ameba, incorporano direttamente il cibo, negli organismi di ordine superiore la nutrizione è possibile grazie all'evoluzione di un adattamen­to morfologico di un sistema digestivo: questo pertanto trasporta il cibo all'interno dell'ambiente fino all'interfaccia tissulare dove il nutrimento rag­giunge le componenti cellulari del sistema biologico.

Procedendo dagli esseri unicellulari agli invertebrati troviamo un siste­ma digestivo rudimentale capace di trasportare il cibo attraverso un orifi­zio o stoma o bocca al tratto digestivo. Il lombrico contrae una faringe muscolare per la propulsione del cibo, mentre i molluschi (p. es. l'ostrica) posseggono un tratto ciliato che assiste la scopatura di particelle di cibo. Siccome il tratto digestivo dei vertebrati diventa più complesso, la deglu­tizíone o atto del convogliare i cibi, dipende dall'interazione di bocca, faringe ed esofago.

I vertebrati che ingeriscono grandi masse di cibo hanno svariati metodi per il trattamento iniziale di esso. I serpenti ingolfano il cibo intero. Il por­cellino d'india divide il suo cibo in piccole particelle extraoralmente prima di inghiottirlo. L'uomo ed i primati dividono il loro cibo intraoralmente con la masticazione. Quando il serpente deglutisce il bolo sembra rimanere stazionario. Il capo ruota, ogni metà della mandibola avanza alternandosi e le fibre longitudinali della faringe si contraggono per tirare il tratto dige­stivo sul bolo (com'è noto i denti del serpente non sono usati per mastica­re ma per prevenire la fuga della preda).

Nei vertebrati che masticano grandi masse di cibo prima di deglutirle la lingua e le guance assistono il piazzamento del cibo fra i denti. La lin­gua inoltre assiste la propulsione del cibo nella faringe. Comunque l'uso della lingua varia con le specie; essa è mobile nel cane ma relativamente piatta, è di movimenti limitati in molti rettili, compreso il coccodrillo. Sen­za lingua, come negli uccelli, la deglutizione implica un maggiore movi­mento della testa e del collo. Per i vertebrati il passaggio del bolo dalla bocca all'esofago richiede l'interazione dei tratti respiratorio e digestivo. La laringe mantiene una qualche interazione funzionale con l'ingresso na­sale. In molti rettili, compresa la tartaruga e la lucertola, e negli uccelli, la laringe è relativamente piccola e non impedisce l'azione dei muscoli faringei durante la deglutizione.

Nei bassi vertebrati, compresa la maggior parte degli anfibi, rettili ed uccelli, l'epiglottide è assente o rudimentale. L'epiglottide è essenzialmente una struttura dei mammiferi. Molti mammiferi devono conservare l'inte­grità del senso olfattivo per scoprire le prede ed i nemici naturali e devo­no continuare la funzione respiratoria mentre mangiano. In animali come il cervo, la mucca ed il cane l'epiglottide è grande e si estende funzional­mente sopra il palato; pertanto la laringe si estende alla rinofaringe e le pieghe palatine laterali sono attivamente racchiuse attorno all'epiglottide mediante i muscoli racchiusi nelle pieghe. Siccome dipendono dall'olfat­to gli erbivori devono mantenere la respirazione durante la deglutizione mentre mangiano grandi quantità di cibi vegetali. In questi animali la la­ringe ha margini laterali alti attorno alle pieghe ariepigiottiche sicché la laringe assume un aspetto tale da convogliare ai due lati il trasporto del cibo. In alcuni primati quali la scimmia ed il cucciolo d'uomo (di cui si ri­corda la posizione alta della laringe) l'epiglottide prosegue in alto, la larin­ge dietro il palato molle raggiungendo il rinofaringe rimanendo in tale posizione durante la respirazione. Nello sviluppo postnatale umano la fa­ringe s'allunga e l'epiglottide perde tale funzione.

Quando la faringe si allunga, la laringe si separa nettamente dal rinofa­ringe e l'epiglottide ed il palato molle non si congiungono più funzional­mente: adesso la deglutizione implica la chiusura del rinofaringe e della laringe e la respirazione s'arresta quando il cibo passa attraverso la farin­ge. La faringe quindi serve quale via comune sia per la respirazione che per la digestione per cui la funzione della faringe gioca un ruolo reciproco fra il controllo nervoso di queste due funzioni. Per quanto la funzione prin­cipale della deglutizione sia la propulsione del cibo dalla cavità orale allo stomaco, può anche servire come riflesso protettivo per i tratti digestivo e respiratorio superiore. Come riflesso protettivo negli animali superiori la deglutizione Š evocata per assistere 1) la rimozione di particelle aspira­te che sono entrate in laringe e nelle basse vie respiratorie e riportate in faringe dalla tosse o altre manovre di detersione, 2) la rimozione di particelle prima intrappolate in rinofaringe e 3) la reingestione di materiale di riflusso dallo stomaco in esofago e faringe.

L'origine del meccanismo valvolare laringeo nei confronti del canale di­gestivo è ben documentata nei vertebrati inferiori che hanno dovuto mo­dificare i loro comportamenti respiratori passando da un'esistenza acquatica ad una esistenza terrestre.

Così E. Negus evidenzia come il persico rampicante (A) ha un di­verticolo respiratorio che gli consente brevi soggiorni sulla terra: questo sistema respiratorio rappresenta un precoce sistema aereo non valvola­re; il pesce polmonare bichir (B) invece ha aggiunto uno sfintere primitivo per proteggere il suo polmone al rientro in acqua; nel pesce polmonare africano (C) s'è evoluto un meccanismo respiratorio completo con una mu­scolatura che apre attivamente il suo sfintere, per cui inghiottendo aria il pesce può sopravvivere quando l'acqua è scarsa; un miglioramento del meccanismo di apertura è visibile nell'axolotl messicano (D) che possie­de cartilagini laterali per assistere ulteriormente l'allargamento della sua via respiratoria.

Per meglio comprendere l'evoluzione filogenetica ed ontogenetica del­la deglutizione è forse opportuno fare una serie di considerazioni sulla sua struttura cardine: la lingua. Seguendo J. Psaume ricordiamo come pur es­sendo note l'agilità e l'abilità della lingua non si sia sufficientemente insi­stito sulla sua forza e sul suo volume. Il suo potere è esterno in quanto crea la forma della metà inferiore della faccia; è un vero motore interno della crescita. La sua anatomia è straordinaria essendo composta da 17 muscoli ciascuno dei quali ha praticamente una sola inserzione. La sua parte anteriore e superiore è libera. È il solo gruppo muscolare che s'al­lunga contraendosi. Questa complessità muscolare e questa mobilità spie­gano la sua abilità e le sue possibilità d'azione sulla direzione della crescita. Essa peraltro gioca anche con la sua massa, in quanto il suo volume è molto importante nei giovani mammiferi per il suo ruolo primordiale nel­l'allattamento. Solo la sua punta è visibile e può farla credere gracile, ma la sua base ha un volume considerevole. Il peso della lingua di un neona­to ha già metà del peso della lingua dell'adulto. La lingua d'una balena pesa quanto un elefante: 3 tonnellate; questo si spiega tenendo a mente che il piccolo balenottero succhia 300 litri di latte al giorno. Queste cifre danno un'idea della potenza della lingua durante la crescita che per suo tramite possiamo così orientare. Lo studio della sua fisiologia conferma l'importanza del suo ruolo. La sua innervazione è eccezionalmente ricca. L'ipoglosso innerva tutti i muscoli della lingua ma la sua ricchezza in fibre nervose è superiore a quella di tutti i muscoli. D'altronde l'ipoglosso è l'ul­timo paio dei nervi cranici. È molto particolare in quanto l'anatomia com­parata dimostra che all'origine era formato da tre nervi rachidiani che possedevano radici sensitive che possono persistere. È al limite del bul­bo e del midollo: potrebbe dunque associare i riflessi midollari ai riflessi bulbo protuberanziali incaricati di regolare i meccanismi muscolari com­plessi. Senza parlare della sensibilità gustativa, la sua sensibilità tattile, punto di partenza degli atti volontari ed involontari, è ancora più comples­sa. Associa in teoria il nervo linguale, branca del mascellare inferiore per la punta al nervo glossofaringeo per la base. In realtà questi due nervi de­bordano molto largamente dai loro rispettivi territori.

L'innervazione vegetativa è assicurata dal vago, da una branca del nervo laringeo superiore e dal simpatico che circonda l'arteria linguale e le sue branche.

Questa complessità muscolare e nervosa spiega le grandi possibilità della lingua, capace di permettere la parola rapida, la scelta degli alimen­ti ed anche d'andare a cercare un minuscolo residuo alimentare fra due denti. I movimenti più importanti per la crescita sono i movimenti alimen­tari in quanto sono quelli che sviluppano la più grande forza e perché hanno una parte involontaria e sono di gran lunga i più precoci. A partire dalla tredicesima settimana di vita intrauterina, il feto sa deglutire. Al quinto mese intrauterino sa succhiarsi il pollice. È la suzione del neonato che sviluppa la maggior forza: le labbra imprigionano la mammella o la tettarella, men­tre la lingua si estende fra le creste alveolari e viene in contatto con il lab­bro inferiore mentre l'orbicolare delle labbra si contrae fortemente. Con la mandibola stabilizzata dai muscoli facciali, senza contatti bigengivali, i muscoli sottoioidei tirano la base della lingua in basso come un pistone. La depressione arriva a 360 mm Hg, cioè 6 volte maggiore della respirazione: il tutto durante 3 secondi, 500 volte al giorno. La pressione sulle pareti laterali della cavità buccale può raggiungere i 22 g/cm2. Nel bam­bino svezzato la depressione Š due volte meno forte e la frequenza cin­que volte minore.

Nel primo tempo della deglutizione adulta il movimento è differente per­ché le arcate dentarie sono in occlusione, la punta della lingua appoggia­ta fissamente sulla regione retroincisiva con i bordi rilevati contro le regioni alveolari laterali: si determina così un canale antero‑posteriore limitato in alto dalla volta palatina.

La massa linguale è percorsa da un'onda di deformazione che procede dall'avanti all'indietro trascinando il bolo alimentare.

La pressione può raggiungere la forza di 100 g/cm2 in avanti. Questo mo­vimento richiede la coordinazione complessa di 17 muscoli. L'inizio o l'ar­resto possono essere comandati volontariamente, ma lo svolgimento di questo movimento è troppo complesso per essere volontario. Il primo tempo della deglutizione presenta dunque un doppio comando centrale e rifles­so. Ô interessante comparare le pressioni esercitate nelle condizioni normali in corso di deglutizione con quelle esercitate nel corso della fo­nazione.

In questo caso il movimento è differente perché la base della lingua è fissa; solo la punta è mobile ed effettua brevi contatti con la regione re­troincisiva. Tutti questi fenomeni muscolari sono molto importanti per la crescita.

C'è una regola di biologia generale per cui la crescita ossea è diretta e talora addirittura accelerata dai fenomeni di spinta ed equilibrio mu­scolare.

Questa regola è ancora più vera a livello dei mascellari in quanto que­ste ossa sono relativamente libere in un corridoio muscolare che le guida. In condizioni normali, l'orientamento delle creste alveolari dipende inte­ramente dall'equilibrio muscolare stabilito fra la lingua dietro e dentro e le guance e le labbra in avanti e fuori. L'influenza della lingua sulla cre­scita delle basi ossee è stata a lungo discussa: ora è ammessa dai più. Le esperienze di Petrovic hanno dimostrato che la glossectomia parziale nel ratto determinava una diminuzione della crescita condilare e pertanto dell'accrescimento postero‑anteriore della mandibola; essa rallenta anche la crescita della sutura palatina sagittale. Inversamente la creazione arti­ficiale di una macroglossia per inclusione stimola la crescita in larghezza e lunghezza del mascellare inferiore. Per Petrovic la direzione e la quan­tità di crescita possono essere modificate per le suture e le cartilagini se­condarie, quali la cartilagine del condilo e la sutura palatina sagittale. Per contro per le cartilagini primarie quali il setto nasale può essere modifica­ta solo la direzione della crescita. La clinica conferma con evidenza que­sta nozione del ruolo della lingua. I linfangiomi della lingua creano una prognazia mandibolare. Le glossectomie parziali per macroglossia permettono l'attenuazione delle prognazie mandibolari.

L'influenza dello squilibrio muscolare sulla crescita è particolarmente evidente in caso di schisi labio‑maxillo‑palatine .

 

In questo caso la base della lingua a riposo s'espande nel cavo che è largo ed    aperto in avanti; la sua punta affilata resta a distanza dalle creste alveolari, è molto mobile e s'introduce con intermittenza nelle fosse nasa­li. Nel corso della deglutizione la base s'applica vigorosamente contro la parete posteriore superiore del cavo; la sua punta non può estendersi co­me dovrebbe contro l'arcata dentaria; s'introduce nella schisi o rimonta nelle fosse nasali; non è possibile che si produca la forte depressione na­turale fra la lingua e la volta. La suzione è impossibile ed il primo tempo boccale della deglutizione è completamente perturbato. Le forze consi­derevoli normalmente esercitate dalla pressione e dalla depressione sul­le creste alveolari e la volta sono totalmente deviate e centrate sulle pareti del cavo, le apofisi pterigoidee e la regione della schisi (particolarmente le lame palatine ed il vomere).

La lingua è nel suo insieme spostata in alto e indietro.

Da quanto si può evincere dalle notizie e dalle considerazioni fin qui fatte gli    esperti in fisiopatologia della comunicazione (foniatri e logopedi­sti) non possono considerare la deglutizione come ilmeccanismo che consente la propulsione del cibo dal cavo orale allo stomaco in modo autonomo e slegato da altre funzioni sia allo stato adulto che nell'evolu­zione ontogenetica e filogenetica. La deglutizione deve pertanto essere considerata

1) come una abilità primariamente alimentare complessa, dinamica, con macroevoluzioni (dalla deglutizione neonatale alla deglu­tizione adulta) e microevoluzioni (a seconda delle abitudini alimentari va­riabili dei gruppo di appartenenza ‑ p. es. asiatici versus occidentali ‑ o del singolo individuo ‑ in rapporto alla variabilit… delle sue abitudini o necessi­t… alimentari di tipo fisiologico o patologico);strettamente connessa con servofunzioni complesse fra le quali ricorderemo la sola secrezione salivare; in seriazione con l'interfaccia individuo‑ambiente anterobuc­cale di assunzione del cibo(suzione e morso) e della sua eventuale ela­borazione orale (masticazione).

2) collegata con altre funzioni biologiche primarie quale la respirato­ria con la quale sostanzialmente interferisce fino all'inibizione reciproca delle due funzioni, ma che in un secondo tempo viene sfruttata positiva­mente (p. es. inspirazione buccale di grandi quantit… d'aria in breve tem­po, oppure respirazione buccale in caso d'impedimento nasale, oppure aerazione dei cavo timpanico per via tubarica, etc.).

3) sfruttante organi e funzioni che hanno primariamente o seconda­riamente significato comunicativo (così primariamente la bocca nella sua posizione di privilegio interfacciale con l'ambiente ha significato di ana­lizzatore sensoriale e cognitivo dell'esterno, di retroattore sull'esterno e di fruitore edonistico, mentre secondariamente il sistema naso‑oro‑faringo­laringeo viene usato per l'espressione vocale‑verbale ‑ e per altre attivit… quali ad es. alcune abilit… musicali strumentali).

Non sarebbe quindi difficile vedere lo splancnocranio come il luogo fisico dove abboccano due tubi (di significato biologico di base): quello aereo ‑ ingresso ed uscita dell'aria ‑ e quello digestivo ‑ ingresso ed uscita dei cibi e dei loro veicoli e dei loro concomitanti; i due tubi in prima battu­ta potrebbero essere considerati indipendenti e considerati ciascuno co­me qualsivoglia altro tubo biologico e cioè con a) un lume (virtuale o reale), b) un rivestimento epiteliale (con annessi), c)   una sua struttura di soste­gno mesenchimale (variamente modificata), d) una sua struttura di mobi­lizzazione (con muscolature circolari‑sfinteriche, longitudinali ed oblique), e) altre strutture (p. es. nervose e vascolari), f) sistemi di ancoraggio.

Qualora si credesse in tale modello teorico si potrebbe agevolmente so­stenere che sostanzialmente tutta la muscolatura della faccia e del collo prevertebrale (con l'esclusione quindi della sola muscolatura oculare) sia solo in funzione dei due sopracitati tubi e possa esser vista come grossa ed articolata modificazione delle normali muscolature dei tubi biologici: questa visione consentirebbe una più agevole comprensione p. es. 1) del­la muscolatura mimica con significato quasi esclusivamente di sfintere d’in­gresso dei tubi aereo ed alimentare, 2) della muscolatura della lingua, della muscolatura sotto il pavimento della bocca con baricentro sullo joide e fi­no allo sterno con significato di massiccio potenziamento della forza della parte inferiore iniziale del tubo alimentare, 3) della muscolatura del velo e della faringe (compreso il tubercolo di Passavant) da intendersi come sfintere postiniziale del tubo aereo, 4) della muscolatura dell'istmo delle fauci ‑ base della lingua, pilastri, velo e parete posteriore dell'orofaringe ‑ come sfintere postiniziale del tubo alimentare, 5) e così via fino alle ov­vietà della muscolatura cricofaringo‑esofagea.

In realtà i due tubi, aereo ed alimentare, nel foro tratto iniziale non sono separati ed hanno un segmento di percorso in comune ‑ l'orofaringe e l'i­pofaringe: ciò consente un'economia di esercizio ma implica una complicazione ed una sofisticazione delle strutture sostanzialmente rappresentata dalla necessità di a) meccanismi valvolari strutturali (sostanzialmente 1. corde vocali, 2. false corde, 3. sfintere della bocca dell'esofago, 4. sfinte­re dell'istmo delle fauci) e funzionali (sostanzialmen-te meccanismi di in­nalzamento ed avanzamento della laringe in rapporto con la lingua) e b) meccanismi di regolazione nervosa centralizzata localizzati principalmente nelle porzioni basse del tronco cerebrale ed in via primitivamente accessoria e secondariamente enfatizzata a livelli alti diencefalo‑telencefalici.

Lo spazio ‑ anteriore alla colonna vertebrale ‑ compreso fra la base del cranio in alto ed il confine sterno‑clavicolare (con la sola eccezio­ne dell'orbita e del suo contenuto e dei grandi vasi dei collo) è quindi strut­turato solo in funzione delle porzioni iniziati dei tubi respiratorio ed alimentare: morfologia faciale, orale e cervicale esterne ed interne nella loro globalità, nei loro rapporti e nei loro singoli componenti sono espres­sione del tipo, dell'entità e dei rapporti fra i vari meccanismi funzionali re­lativi alle prime vie aerodigestive. Nella strutturazione, conseguente alle funzioni, di organi e forme le componenti muscolari sono protagoni­ste mentre le componenti (dure) di sostegno, ancoraggio o rinforzo ‑ prevalentemente ossa, denti compresi, e cartilagini ‑ si plasmano deu­teragonisticamente.

Riteniamo che le considerazioni ora fatte, senza ulteriori argomentazioni e senza sviluppo esplicito dei nessi euristicoepistemologici, siano suffi­cienti per una collocazione adeguata della deglutizione per fisiopatologi della comunicazione.

Dai lavori di Magendie (1808) la deglutizione viene trattatisticamente stan­dardizzata e considerata come l'atto di propulsione degli alimenti dalla boc­ca allo stomaco, riconoscendole i tre tempi buccali di preparazione, faringeo ed esofageo.

In realtà la fisiologia della deglutizione E’ sempre stata riferita alla de­glutizione dei solidi nell'adulto; è invece fondamentale riconsiderare che l'uomo Š un mammifero (un "Saugetier" o essere succhiante come dice il tedesco) e che pertanto la deglutizione dei liquidi (peraltro diversa nel lattante e nell'adulto) e la deglutizione neonatale ed infantile abbiano un'attenzione primaria: oltretutto fra la deglutizione‑suzione di liquidi del neonato e la deglutizione dei solidi nell'adulto esiste una transizione com­plessa, articolata e variegata con grosse variabilit… individuali (si pensi ad esempio emblematicamente come individui normali possano acquisi­re la deglutizione adulta gi… ai 3‑5 anni e non averla ancora agli 8‑10).

La patologia della deglutizione si divide in due capitoli ben distinti: 1) la patologia della deglutizione nel suo trasformarsi da forma neonatale-­infantile a forma adulta: in soggetti normali l'evoluzione della deglutizio­ne può essere ritardata e/o distorta; nei soggetti oligofrenici disgenetici (p. es. trisomici) o acquisiti il ritardo, l'arresto o la distorsione dell'evolu­zione della deglutizione si verifica parallelamente al ritardo, all'arresto o alla distorsione dell'evoluzione della prestazionalità generale; nei sogget­ti con patologia neuromotoria precoce (parali-si cerebrale infantile) la pa­tologia della deglutizione è uno degli elementi del pi— generale quadro di discinesia encefalica precoce non evolutiva con i suoi aspetti settoriali di distrettualità orale; nei soggetti con schisi palatina l'anomalia muscolare ed ossea uvulostafilouranicognatalecheilica distorce completamente la fun­zionalità orale ed i suoi equilibri generando a sua volta ulteriori danni ana­tomici in progressione; qualsivoglia sia il tipo di patologia evolutiva della deglutizione automaticamente coinvolge le rimanenti e correlate funzioni con esplicito riguardo alla respirazione ed alla verbalità; 2) la patologia della deglutizione adulta consolidatasostanzialmente per patologia della sua regolazione nervosa periferica e/o centrale oppure per mutilazione (in genere jatrogena chirurgica) delle sue strutture splancnocraniche e cer­vicali.

La terapia della deglutizione è articolata 1) nell'aspetto preventivo (primario, secondario e terziario) di cui desideriamo evidenziare l'aspetto generale igienico universale e l'aspetto particolare indotto da abitudini vi­ziate (succhiamento del pollice e congeneri) o da mancanza di presuppo­sti organici e funzionali (p. es. nelle schisi); 2) nell'aspetto curativo prevalentemente ortodontico e chirurgico (rispettivamente liberatorio o ri­costruttivo); 3) nell'aspetto abilitativo consistente nell'assistere ed acce­lerare l'evoluzione della deglutizione da neonatale‑infantile ad adulta; 4) nell'aspetto riabilitativotendente a) ad eliminare meccanismi deglutitori devianti e b) ad elicitare meccanismi vicarianti quando i meccanismi fisio­logici sono irrimediabiImente compromessi.

Il presente volume nelle sue intenzioni di essere strumento agile per l'operatività quotidiana dei fisiopatologi della comunicazione (ed ovviamente di quanti con essi collaborano o hanno corrispondenti interessi) prende in considerazione i soli tempi buccale e faringeo della deglutizione.

In una premessa considera la fisiologia della deglutizione neonatale­infantile ed adulta sia dei liquidi che dei solidi. Articola la patologia in due grandi capitoli: 1) turbe della deglutizione in età evolutiva con se­zioni riguardanti a) soggetti peraltro normali e b) soggetti con alcune pa­tologie (sindrome di Down ed altre sindromi oligofreniche, paralisi cerebrali infantili e schisi palatine); data la loro cruciale importanza si è ritenuto op­portuno considerare focalmente in modo aggiuntivo gli elementi di orto­donzia di interesse settoriale generale e particolare (p. es. la protesi di Castillo‑Morales e le placche protesiche nelle palatoschisi) nonchè‚ la te­rapia miofunzionale secondo Garliner, data la sua grande diffusione sia in cam­po foniatrico‑logopedico che in campo odontostomatologico; 2) turbe della deglutizione in età adulta con sezioni riguardanti a) soggetti con esiti di interventi di chirurgia demolitiva del cavo orofaringeo e della laringe e b) soggetti con alcune patologie neurologiche; aggiuntivamente sono stati focalizzati alcuni elementi di semiologia, specie strumentale, dato il suo tumultuoso sviluppo negli ultimi anni e le sindromi neurologiche che pos­sono determinare turbe della deglutizione.

Il volume è stato strutturato per venire incontro alle esigenze degli ope­ratori della fisiopatologia della comunicazione che già lavorano e che hanno ricevuto richieste inaspettate da parte di un'utenza precedentemente quasi sconosciuta e per foniatri e logopedisti in formazione di base o di aggior­namento.

Il lavoro preso in considerazione dal libro (e la sua stessa realizzazio­ne) sono paradigmatici dell'odierna inderogabile necessità di operatività teoretica e sul campo in regime di inderogabile collaborazione intradisci­plinare fra operatori con competenza sugli stessi pazienti con la medesi­ma patologia (nonostante i differenti curricula formativi e le differenti modalità d'intervento) ed interdisciplinare con altri operatori specializzati in settori particolari della patologia della comunicazione.

Nell’ultimo decennio la deglutologia ha avuto una evoluzione dirompente, forse in rapporto alla scoperta che un alto numero di decessi (p. es. il 40% delle morti a seguito di stroke) era da attribuirsi a turbe della deglutizione e che, soprattutto, sanitari e care givers potevano essere incriminati per non corrette modalità di alimentazione o per non adeguata assistenza all’alimentazione. Da ciò il particolare interesse delle istituzioni per anziani (e la sua concettualizzazione con la presbifagia), per dementi, per traumatizzati cranici, per soggetti con fatti cerebrovascolari. S’aggiunge inoltre la sempre maggior diffusione di interventi di chirurgia oncologica cervico-facciale funzionale che richiedono sistematica attenzione e rieducazione della deglutizione (sovente di concerto con la rieducazione della respirazione ventilatoria, della vociferazione, dell’articolazione fonetica e della comunicazione). Infine la rilevazione che circa un terzo dei soggetti in età evolutiva ha una deglutizione atipica che necessita trattamento riabilitativo, ha determinato un boom di richieste in campo ortodontico.

Attualmente esiste un gran fiorire di lavori e di letteratura (specialmente nordamericana). Peraltro non sembrano ancora esistere internazionalmente trattati    esaustivi e sistematici. Da segnalarsi con particolare evidenza il volume tedesco di  G. Bartolome et al., Schluckstörungen Diagnostik und Rehabilitation (Urban u. Fischer, München, Jena, 1999). Ricordiamo anche la rivista “Dysphagia” che rappresenta il grande riferimento internazionale di updating.

La grande fame di conoscenza in tema di deglutologia, di casistica clinica, di valutazione (specie con le tecnologie di gold standard), di rimediazione in particolare educativo-rieducativa logopedica e nutrizionistica ha indotto una grande industria farmaceutica a chiederci una sintesi divulgativa (O. Schindler, A. Schindler, La disfagia: un quadro multidisciplinare, UTET, Torino, 2001), che riteniamo utile riprodurre parzialmente, come riassunto del presente volume.

Con i termini disfagia o disabilità deglutitoria o turba della deglutizione ci si riferisce a qualsiasi disagio nel deglutire (aspetto soggettivo del clien­te) o a qualsiasi disfunzione deglutitoria obiettiva­mente rilevabile direttamente oppure indiretta­mente per le sue conseguenze. Tale sintoma, isolato o associato in quadri sindromici, Š oggetto di una scienza medica, la deglutologia o fisiopatologia e clinica della deglutizione di recente nascita, costitu­z¡one e sviluppo, risalente solo alla seconda metà… degli scorsi anni Ottanta in rapporto a un crescente interesse per la deglutizione nella normalità… e nella patologia. Le ragioni di tale interesse sono molte­plici ma possono ricondursi al fatto che la disfagia ha alta morbilità, alta mortalità e alti costi.

La prevalenza della disfagia può essere valuta­ta al 20% della popolazione generale, ma può risa­lire (es., nella popolazione anziana delle case di ri­poso o nursing homes, in quella con accidenti va­scolari, nei traumatizzati cranici, negli affetti da Parkinson, nei pazienti oncologici cervico‑facciali). Viene stimato che circa il 40% delle morti dei pa­zienti con stroke sia dovuto a disfagia. Peraltro, i costi della riabilitazione della deglutizione, degli interventi di gastrostomia e delle alimentazioni en­terali o parenterali possono essere enormi (così come quelli di cure ortodontiche delle malocclusioni indotte dalle deglutizioni atipiche o quelli logope­dici per le disfalie correlate).

Lo sviluppo della deglutologia si è avuto preva­lentemente negli Stati Uniti  per merito principal­mente di J. Logeman (e dei logopedisti in genere) e per l'introduzione di una tecnica diagnostica nuova: la videofluorografia (gold standard).

Oggi la deglutologia è di prevalente pertinenza di foniatri e logopedisti ma il settore è altamente interdisciplinare, con interventi essenziali sempre del radiologo e del nutrizionista e, a seconda dei ca­si, dell'otorinolaringoiatra, del neurologo, del riani­matore, del geriatra, del pediatra, del gastroente­rologo, del chirurgo maxillofacciale, dell'ortodonti­sta, del fisioterapista, del fisiatra e di altri ancora.

 

 

LA DEGLUTIZIONE

 

La deglutizione nonostante il suo collega­mento e la sua coordinazione con altre funzioni (respiratoria, articolatoria, fonatoria, comunicativa, odontostomatologica, nervosa), ha una sua identità unitaria e una sua definizione, anche se possono es­servi overlapping o embricazioni quali quelle quasi indissolubili dalla buccalità.

La deglutizione si diversifica (specie per le fa­si orali) a seconda dell'età in:

  • deglutizione neonatale e infantile o pedo­fagia, prevalentemente mirata alla suzione (con creazione di una pressione endorale negativa) e caratterizzata dalla mancanza di un consistente   intervento della muscolatura masticatoria e vice­ versa da una preponderanza dell'orbicolare del­le labbra e dal posizionamento della lingua fra le          creste alveolari degli incisivi superiori e inferiori;
  • deglutizione adulta (alla quale faremo di norma riferimento), con possibile connotazio­ne anche di una
  • deglutizione senile o presbifagia, in cui pos­sono emergere turbe della sensibilit… oro‑farin­go‑laringea, modificazioni dell'occlusione den­taria, ipostenia e incoordinazione muscolari, sregolazioni dell'integrazione nervosa centrale.

La deglutizione può essere divisa in fasi . Abbiamo insistito molto sulla fase 0 o della preparazione extraorale dei cibo in quanto comple­mentare soprattutto alla fase 1. La preparazione extraorale degli alimenti obbedisce: a) alla sedi­mentazione filogenetica e culturale che fa sì che con determinate tecniche (cottura, frantumazione, conservazione, associazione con sostanze diverse, scarti ecc.) si rendano commestibili alimenti che al­trimenti non lo sarebbero comunque in determina­te età o in determinate circostanze; b) alla selezio­ne, alla vicariazione della preparazione orale (pre­masticazione, frullazione, omogeneizzazione ecc.) più o meno compromessa in diverse evenienze. Non insisteremo mai abbastanza nel far considerare un corretto edonismo dell'alimentazione (per gusto, temperatura, consistenza, aspetto visivo, olfattivo ecc.): l'alimentarsi deve essere un piacere, non un tormento e neppure un'introduzione asettica e neutra.

La fase 1 va concepita come: a) assunzione de­gli alimenti; b) esplorazione e preparazione intrao­rate; c) preparazione del bolo; d) detersione ed eventualmente espulsione buccale. L'assun-zione degli alimenti è molto diversa a seconda delle loro caratteristiche organolettiche, dell'età e delle abilità buccali. È interessante sottolineare, in partico­lare, l'assunzione di liquidi e semiliquidi con crea­zione di una pressione orale negativa (fino a ‑200 mmHg) con eventuale spremitura da parte delle labbra ‑ e degli alveoli dentari, con o senza denti ‑, completamente diversa dalle altre manovre (es., masticazione, convogliamento del bolo) che avven­gono mediante pressioni positive (fino a +200 mmHg e oltre).

La fase 2 viene vista come elicitazione del rifles­so deglutitorio e l'inizio della deglutizione riflessa e non volontariamente gestibile; i loci grilletto (trigger) sono numerosi e non limitati solo all'istmo delle fauci ma allocati in varie parti dell'orofaringe (specie della parte posteriore) e nel vestibolo farin­geo fino a livello glottico.

La fase 3 o fase faringea è quella cruciale; vor­remmo evidenziare come il transito del bolo sia la conseguenza di tre meccanismi: 1) la spinta lingua­le; 2) la suzione per pressione negativa, creata dal­l'ipofaringe; 3) la contrazione faringea. La coordi­nazione di questi differenti meccanismi, anche cor­relata con altri fatti (es., la chiusura della valvola velofaringea e dello sfintere glottico, la gestione ambivalente dello sfintere esofageo superiore) rea­lizzantesi in tempi diversi (comunque in totale in­feriori al secondo di durata) e cioè:

  • elevazione del velo e inizio della contrazione faringea;
  • a velo innalzato, peristalsi faringea con contra­zioni in discesa;
  • posteriorizzazione della lingua con movimento anterosuperiore dell’osso ioide;
  • movimento anterosuperiore della laringe con chiusura della glottide e inizio del rilasciamento dello sfintere esofageo superiore (UES o SES);
  • è particolarmente complessa e si basa su un'organiz­zazíone di vie e centri nervosi  che  dispone di localizzazioni ancora non ben conosciute a vari livelli del SNC oltre al centro bulbare (cervelletto, mesencefalo, diencefalo, lobo insulare, più siti a li­vello frontale).
  • La fase 4, o esofagea, è più tranquilla ed e di perti­nenza prevalente dei ga­stroenterologi così come la fase 5, o gastrica, divenuta particolarmente importan­te per il reflusso (vedi, per esempio, la pH‑metria, la bilimetria e la farmacotera­pia gastrica oppure alcuni inconvenienti della PEG).
  • Aspetti particolari posso­no essere i seguenti: il rigur­gito (forse a significato an­cestrale: ruminazione?); il reflusso che, a nostro pare­re, deve essere considerato evenienza ordinaria e quindi da tenersi presente ogni qualvolta esistano condizioni di particolare rilie­vo (soprattutto aspirazioni, spasmi glottici, flogosi fa­ringolaringee ecc.). La fuoriuscita nasale dei cibi liqui­di e solidi non sembra essere ordinariamente proble­ma grave; raramente è abituale e, anche quando esistono presupposti obiettivi (es. insufficienza velofa­ringea di qualsivoglia natura), il passaggio nelle cavità nasali degli ingesti sembra divenire meno frequente col tempo per meccanismi di compenso che ci sono ignoti. La penetrazione laringotracheale è rappre­sentata dall'ingresso di alimenti e altro (es. saliva) nel vestibolo laringeo, con possibile superamento dell'ostio glottico, ma senza ulteriore progressione nelle vie aeree (specie per validità della tosse); al con­trario, nell'aspirazione tracheobronchiale, gli ingesti vengono aspirati senza totale riespulsione dall'appa­rato broncopolmonare.
  • Il sondino nasogastrico (od orogastrico‑cluode­naie) rappresenta una comoda scorciatoia per by­passare le insufficienze soprattutto della fase farin­gea. Va peraltro ricordato come: 1) non garantisca del tutto dai rischi di aspirazione che possono av­venire per reflusso gastroesofageo, 2) non debba permanere a lungo (massimo 2‑3 settimane) in quanto altrimenti può essere causa di decubiti o di elicitazione di riflessi portanti soprattutto a spasmi dello sfintere esofageo superiore.
  • La gastrostomia (o digiunostomia), specie sotto forma di PEG (gastrostomia per via endoscopica), rappresenta una comoda soluzione per molte situa­zioni disfagiche che ci permettiamo di consigliare ab­bastanza generosamente, anche per  uso tempora­neo, in quanto la sua attuazione è assimilabile a po­co più di un'iniezione endovenosa ‑, ricordiamo di nuovo come neppure la PEG garantisca in modo as­soluto contro l'aspirazione tracheobronchiale, che è comunque possibile con il meccanisrno del reflusso (e anche per la, perlopiù innocua, aspirazione di saliva).
  • La nutrizione parenterale consente per perio­di di breve e media durata l'apporto idrico‑ali­mentare (in tutte le sue componenti) qualora non sia possibile alcun meccanismo deglutitorio o enterale.
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  • PATOLOGIE DELLA DEGLUTIZIONE
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  • Le patologie della degiutizione sono molto nume­rose e possono avvenire per cause disparate: la tabella 1 riporta la classificazione eziologica dell'AGA, che sembra essere sufficientemente com­pleta (un importante capitolo mancante è quello delle disfagie psichiatriche e psicogene). Per parte nostra preferiamo attenerci alla tassonomia della tabella 2Essa è di notevole praticità anche se non   esaustiva: non prende infatti in considerazione suf­ficiente, in età evolutiva, casi complessi, malformazioni, quadri neurologici e psichiatrici e, in età adulta e senile, le sindromi psichiatriche, i comportamenti atipici e gli aspetti miscellanei.
  • In età evolutiva il quadro più comune è quello delle deglutizioni atipiche o della permanenza di schemi di deglutizione neonatale o infantile (pre­valenza fino al   30% della popolazione di età… fra i 4 e i 7 anni). Le cause sono da ricercarsi in:     a) varianti fisiologiche della norma; b) cattiva educazione della buccalità e dell'alimentazione; c) qualsivoglia causa determini ritardi nelle acquisizioni motorie di qualsiasi tipo. La sindrome Š caratterizzata da: spin­ta in avanti della lingua, con sovente sua posizione fra gli incisivi o addirittura extrabuccale, scialorrea, beanza buccale, malocclusioni dentali (specialmen­te II classe di Angle, con conseguente frequente ne­cessità… di applicazione di apparati ortodontici), pa­lato ogivale, cavit… orale piccola, ipertrofia adeno­tonsillare ecc. Quasi sempre la sindrome è accom­pagnata da dislalie quali il sigmatismo interdentale e altre (specie a carico dei fonemi /s/, /sc/, /c?/, /g?/, /ts/, /dz/), che possono accompagnarsi a disturbi dell'apprendimento (dislessia, disortografia, discal­culia) e a disfluenze. Ci pare opportuno sottolinea­re come sovente un'ineducazione alimentare (cibi "facili", omogeneizzati, morbidi, da non masticare o da masticare poco, senza parti da scartare ecc.) sia una causa determinante. Compresenti sono abi­tudini viziate (uso inopportuno di succhiotti e bibe­ron, mettere il dito in bocca, mordersi le labbra, i denti, le guance, le unghie, succhiare vestiti, mati­te, altro, respirazione buccale ecc.). Ovviamente qualsiasi condizione oligofrenica, di "ritardo men­tale", genetica (es. sindrome di Down) o acquisita (neonatalità patologica, meningoencefaliti) si ac­compagna obbligatoriamente a deglutizione atipi­ca. Un caso del tutto particolare e ultraspecialistico è rappresentato dalladeglutizione nei soggetti af­fetti da paralisi cerebrale infantile ("spastici"). Analogamente specialistica è la disfagia nei sog­getti con palatoschisi. Di recente abbiamo avuto un netto aumento di bambini "afagici" o disfagici in­viati dai reparti di Neonatologia di età inferiore al­l'anno per problemi miscellanei (immaturanze, NI­CU, malformazioni ecc.).
  • In età adulta e senile le sindromi neurologiche si hanno con differenziazioni notevoli. In alcuni casi limitati (come nella sclerosi laterale amiotrofica o malattia del motoneurone) si ha una situazione che in breve tempo conduce dalla normalità alla morte con ingravescenza progressiva (coinvolgente anche la fonazione e l'articolazione verbale): in tali situa­zioni si pone il problema del significato di un inter­vento riabilitativo; sulla base dell'esperienza matu­rata facciamo pilotare il nostro agire dal cliente stesso che, di norma, desidera ed è grato che ci si occupi di lui (anche per le vicarianze e gli ausili messi in opera a fini comunicativi). In altri casi (es. lesioni bulbari vascolari,sindrome di Wallenberg) la disfagia può essere gravissima ‑ afagica ‑ senza sostanziali prospettive di regressione dopo un cer­to tempo (massimo 6 mesi) in clienti per altri versi normali: in tali situazioni l'applicazione di una PEG non esime dal coltivare un edonismo buccale (es., masticazione di qualsivoglia cibo avvolto in una garza che successivamente viene tolta dalla bocca: in tal modo, pur escludendo la progressione deglutitoria, continuano a essere fruiti il gusto, l'odore, la consistenza e la temperatura degli alimenti).
  • Complessa è la deglutizione in situazioni disfa­giche con stati di incoscienza, di coscienza crepuscolare o confusa e allucinata (coma, sindrome apallica, stroke, traumi cranici, sindromi demen­ziali) e il tipo di intervento, aprogettazione indi­vidualizzata, dovrà tener conto di molti fattori, fra i quali. la prognosi, il decorso, il contesto fa­miliare ecc.
  • Una indicazione importante sembra essere il fornire una lista di alimenti comunque vietati (tab. 3) e contemporaneamente consentire l'in­gestione di modeste quantità di liquidi semplici (acqua, infusi ecc.) e comunque senza scorie, in modo da continuare la pratica della deglutizione evitando, in caso di aspirazione, l'insorgenza di focolai broncopolmonitici. Una particolare situa­zione si ha con i pazienti in rianimazione, che so­vente sono anche portatori di cannule tracheo­stomiche eventualmente cuffiate; ricordiamo a questo proposito come la cannula tracheale pro­tegga molto poco dal rischio di aspirazione, mentre costituisce un ostacolo non indifferente alla ripresa di una normale deglutizione; la cuffiatura della cannula può determinare decubiti e comun­que alterare la reflessologia endocervicale (in particolare con iperconcontrazione dello sfintere esofageo superiore) per cui il suo uso va limitato al tempo e alle situazioni strettamente necessa­rie. Neiparkinsonianí, che costituiscono un grup­po molto consistente di persone e nei quali la di­sfagia non compare in tutti i pazienti e comun­que si instaura lentamente o non raggiunge qua­si mai forme particolarmente drammatiche, è il caso di offrire pacchetti riabilitativi olistici che concernano, oltre la deglutizione, anche l'attività mimica, la ventilazione respiratoria, la fonazione e l'articolazione verbale. Negli interventi chirur­gici cervicofacciali importanti, invasivi e demoliti­vi (specie nei pazienti oncologici), le compromis­sioni della deglutizione possono dividersi in:
  • interventi demolitori orali (o con compromis­sione di innervazioni ‑ specie XII e IX, ma anche V, VII, X n.c.) con assenza o inefficienza di alcu­ne strutture (soprattutto la lingua, ma anche la mandibola, il pavimento della bocca, il palato duro e il velo ‑ meno importanti sono labbra e guance);
  • interventi demolitori del quadrivio faringeo (o con compromissione delle innervazioni ‑ specie IX e X n.c.), con riduzione o abolizione dei meccani­smi tetravalvolari (istmo delle fauci, velofaringeo, dell'introitus laringeo, dell'UES) e/o della peristal­si faringea e/o dei complessi meccanismi io‑glot­to‑velari della fase faringea della deglutizione;
  • interventi demolitori laringei (o con compro­missioni dell'innervazione ‑ specie X e XI n.c.);
  • interventi complessi (es. somma di due o più delle precedenti situazioni).

La presenza di tracheostomia, di cannula tra­cheale e la concomitanza di eventuali trattamenti radianti o chemioterapici complicano la gestione di questi pazienti.

 

 

VALUTAZIONE

 

La valutazione del paziente disfagico è complessa e prevede comunque (e nell'ordine) i seguenti passaggi:

  • la storia del disturbo e dei correlati;
  • una sommaria e sintomatica (auto‑)valutazione (tab. 4);
  • l'esame obiettivo (riportiamo con la tabella 5 il percorso per i clienti post‑
    chirurgici);
  • la videofluoroscopia‑videofluorografia, che rappresenta l'indispensabile e non eliminabi­le gold standard diagnostico, l'unico che con­senta una puntuale, diretta, documentata e ripetibile valutazione della brevissima (meno di un secondo) e complessa fase faringea. La videofluoroscopia‑grafia è effettuabile in ogni età (dalla nascita alla vecchiaia) anche senza la collaborazione del cliente. Di norma viene effettuata in proiezione laterale ma anche la proiezione frontale è utile per valu­tare le simmetrie di funzione e soprattutto le funzioni di lato. Particolarmente dimostrati­ve e affidabili sono le evidenziazioni di aspi­razione tracheobronchiali (di cui sono valuta­bili il tipo e anche la percentuale di aspirato). Può venire eseguita senza mezzo di contra­sto, valutando la deglutizione della saliva, o con mezzo di contrasto liquido, semiliquido, semisolido (budini), solido (biscotti);
  • la fibroscopia endoscopica transnasale, che consente: a) una buona visione dei ristagni (valleculae, seni piriformi, vestibolo larin­geo); b) la possibilità di elicitare, toccando con la punta dell'endoscopio, alcune trigger zone ‑ faringee e soprattutto laririgee ‑, il ri­flesso della deglutizione.

A queste procedure possono aggiungersi anche:

  • la valutazione dell'occlusione dentaria (e correlati);
  • la valutazione della prestazionalità generale (ob­bligatoria nei soggetti oligofrenici, ma anche nei post‑comatosi, nei fortemente debilitati ecc.);
  • la valutazione della buccalità, dell'evoluzione. delle abitudini alimentari;
  • l'ecografia linguale (soprattutto‑per la valuta­zione della motilità delle parti interne e profonde della lingua);
  • la manometria esofagea, specie per le discine­sie esofagee e per le alterazioni della contratti­lità degli sfinteri UES e LES;
  • l'esofagogastroscopia, specie nelle alterazioni organiche esofagee (flogosi, cicatrici, neofor­mazioni, ulcere ecc.);
  • la pH‑metria ed eventualmente la bilemetria, specie nelle sindromi da o con reflusso.

 

 

RIMEDIAZIONE

 

La rimediazione può essere:

‑ farmacologica;

‑ chirurgica;

‑ educativa (igienica), riabilitativa.

Ci occuperemo solo dell'ultima.

 

 

NORME IGIENICHE

 

Le norme igieniche sono molto diverse, a secon­da delle situazioni e dell'età. Di massima, in età evolutiva viene data molta importanza alla scelta dei cibi, cercando di non evitare, con mecca­nismi di iperprotezione, i "cibi difficili" (es., du­ri, con parti da selezionare intrabuccalmente: ci­liegie con nocciolo, chicchi d'uva, carne con ten­dini o parti fibrose o ossee). Sovente la scelta dei cibi viene fatta di concerto con i nutrizionisti (anche in rapporto a "cibi artificiali": acqua ge­lificata, addensanti, coloranti, aggiuntori di gu­sto, a consistenze o somministrabilità particola­ri). La tabella 6 riporta alcuni comportamenti fa­cilitanti.

 

 

TECNICHE RIABILITATIVE

 

Le tecniche riabilitative sono molto numerose: ci limiteremo a riportare (fig. 1) un elenco di tecni­che. È da sottolinearsi che il trattamento educati­vo e riabilitativo è di esclusiva competenza logo­pedica: sarà il logopedista che, oltre alla gestione in prima persona dei casi, provvederà a dare indi­cazioni, consigli ad altre persone e in particolare al personale infermieristico, ai parenti e ad altri care givers.

 

 

 

 

(Dall’introduzione di:

Schindlerr O, Ruoppolo G., Schindler A. Deglutologia. 2001, Torino, Ed. Omega).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Tabella 1

Le più significative cause di disfagia

Iatrogene

Effetti collaterali di terapie farmacologiche (chemioterapia, neurolettici, etc.)

Post-chirurgica muscolare o neurogena

Radiazione

Corrosiva

Infettive

Difterite

Botulismo

Lyme disease

Sifilide

Mucosite (Herpes, Cytomegalovirus, Candida, etc.)

Metaboliche

Amiloidosi

Sindrome di Cushing

Tireotossicosi

Morbo di Wilson

Miopatiche

Malattie del connettivo (overlap syndrome)

Dermatomiosite

Miastenia grave

Distrofia miotonia

Distrofia oculofaringea

Polimiosite

Sarcoidosi

Sindromi paraneoplastiche

Neurologiche

Tumori del tronco

trauma cranico

Stroke

Paralisi cerebrale

Sindrome di Guillan-Barrè

Morbo di Huntingoton

Sclerosi Multipla

Polio

Sindrome post-polio

Discinesia tardiva

Encefalopatie metaboliche

Sclerosi laterale amiotrofica

Morbo di Parkinson

Demenza

Strutturali

Barra cricofaringea

Diverticolo di Zenker

Cicatrici cervicali

Tumori orofaringei

Osteofiti e anomalie scheletriche

Malformazioni congenite (palatoschisi, diverticoli, tasche, ...)

 

Tabella 2

 

LE PATOLOGIE DELLA DEGLUTIZIONE

In età evolutiva prevalgono le compromissioni delle fasi 0, 1e 2

  • Deglutizione infantile o atipica in soggetti con malocclusioni dentarie e dislalie correlate
  • Deglutizione degli oligofrenici (degli ineducati e iperprotetti)
  • Deglutizione degli spastici
  • Deglutizione nelle schisi palatine

In età adulta o senile prevalgono le compromissioni  delle fasi 3, 4, 5

  • Sindromi neurologiche centrali e periferiche (es. SLA, paralisi bulbari, sindrome di Wallenberg, Parkinson)
  • Sindromi post-traumatiche (in particolare iatrogene conseguenti a chirurgia neoplastica del capo e del collo)

 

 

 

 

 

 

 

 

Tabella 3

 

 

ALIMENTI DA EVITARE NELL’ALIMENTAZIONE IN CASO DI RISCHIO DI ASPIRAZIONE

  • Liquidi
  • Alcoolici
  • Minestrine con pastina
  • Minestrone con pezzi di verdura
  • Legumi
  • Frutta secca

 

Acqua, the ed infusi di frutta o di erbe non zuccherate in quantità opportune vengono utilizzati anche nelle prime fasi della rieducazione, nell’ambito della seduta riabilitativa, perché particolarmente idonei ad elicitare il riflesso di deglutizione ed a bassissimo/nullo effetto infiammatorio. E’ sconsigliato/vietato bere mangiando.

 

 

 

 

 

                

 

 

 

Tabella 4

 

SCALA PER LA DEGLUTIZIONE

Abitudini alimentari normali

10. Deglutizione normale. Il cliente non denuncia alcuna difficoltà a masticare o deglutire. L’esame non dimostra alcuna anormalità

9. Anormalità nominali: solo il cliente si accorge di piccoli indicatori come il permanere di residui alimentari nei recessi della bocca o il loro “strozzarsi” in gola

8. Problemi minori di deglutizione: denuncia di piccole difficoltà di deglutizione. Mantenimento sostanziale di una dieta normale. Episodi isolati di ingozzamento.

7. Tempo di alimentazione prolungato o piccola dimensione dei bocconi. Necessità di concentrarsi per deglutire i liquidi.

Cambiamenti di consistenza della dieta

6. Dieta morbida: la dieta è limitata principalmente ai cibi morbidi. Richiede una qualche preparazione speciale dei pasti.

5. Dieta liquida: l’assunzione orale è adeguata. La nutrizione si limita primariamente a una dieta resa liquida. Normalmente l’assunzione di liquidi non densi pone problemi. Può doversi sforzare di mangiare.

Bisogno di alimentazione mediante tubi

4. Alimentazione per tubi (es. sondino nasogastrico) supplementare in quanto la sola assunzione orale non è più adeguata. Comunque l’assunzione orale di cibo permane significativa (maggiore del 50%)

3. Alimentazione per tubi con alimentazione orale occasionale: la nutrizione e l’idratazione sono fatte per mezzo di tubi. Meno del 50% della nutrizione avviene per bocca.

Niente per bocca

2. Secrezioni gestite con aspiratore/medicazione: il cliente non è in grado di gestire senza pericoli alcuna ingestione orale. Deglutizione riflessa.

1. Aspirazione di secrezioni che devono essere gestite invasivamente. Deglutisce raramente.

 

 

Tabella 5

 

VALUTAZIONE CLINICO-STRUMENTALE DEL PAZIENTE ONCOLOGICO POST-CHIRURGICO

  1. Valutazione del dolore
  2. Valutazione anatomica dei residui post-chirurgici
  3. Esame della motricità bucco-linguo-facciale e gerarchia dei movimenti
  4. Prova di diadococinesia
  5. Valutazione e classificazione di eventuali errori articolatori e prove d’intelligibilità dell’eloquio
  6. Test della deglutizione
  7. Valutazione della salivazione
  8. Valutazione del gusto e dell’olfatto
  9. Valutazione della funzione respiratoria
  10. Valutazione della funzione laringea
  11. Valutazione della presenza di riflessi fisiologici quali vomito e tosse 

 

 

 

Tabella 6

 

COMPORTAMENTI FACILITANTI L’ALIMENTAZIONE

DEL PAZIENTE DISFAGICO

Salvo diverse indicazioni

  • Il paziente deve mangiare seduto con comodo appoggio degli avambracci
  • Mentre mangia non deve parlare
  • L’alimentazione deve procedere lentamente rispettando i tempi esecutivi di attenzione del paziente
  • Il paziente a intervalli regolari deve controllare la presenza di residuo laringeo eseguendo colpi di tosse; la ripresa dell’alimentazione può avvenire soltanto dopo completa detersione
  • In caso di tosse riflessa il paziente deve ricondurre l’atto sotto il controllo volontario coordinando la respirazione e la spinta diaframmatiche
  • La somministrazione di acqua, quando consentita, deve avvenire anche con l’ausilio del cucchiaino previa detersione da residui faringei, secondo le modalità sopra descritte

In presenza di tracheostoma

  • Durante la deglutizione la cannula deve essere occlusa
  • La cannula deve essere comunque tenuta costantemente sotto controllo da chi assiste il paziente durante l’alimentazione

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Tecnica

Esecuzione (razionale)

Indicazioni

Modificazioni della dieta

 

 

Liquidi ispessiti, addensati, gelificati

Riducono la tendenza a scolare sulla base della lingua

Funzione linguale compromessa

Scolo/aspirazione predeglutitoria

Chiusura glottica compromessa

Liquidi semplici (scorrevoli)

Offrono minor resistenza al transito

Debole contrazione faringea

Apertura cricofaringea ridotta

Manovre

 

 

Deglutizione sovraglottica

Trattenere il respiro, doppia deglutizione, espirazione forzata (chiusura delle corde vocali prima e durante la deglutizione)

aspirazione: riduzione/ritardo della chiusura delle corde vocali

Deglutizione super-sovraglottica

Apnea (piena) forzata che chiude la glottide prima e durante la deglutizione. Aumento dell’inclinazione anteriore delle aritenoidi

Aspirazione (insufficiente chiusura dell’intritus laringeo)

Deglutizione forzata

Azione linguale forzata (aumenta il movimento posteriore della base della lingua)

Insufficiente movimento posteriore della base della lingua

Manovra di Mendesohn

Prolungamento della escursione ioidea guidandola con la palpazione manuale (prolungata l’apertura dello sfintere esofageo superiore)

Insufficienti detersione faringea e motilità laringea

Modificazioni

(aggiustamenti) posturali

 

 

Inclinazione del capo

1. Inclinazione posteriore dell’inizio della deglutizione (la gravità deterge la cavità orale)

2. Inclinazione laterale verso il  lato sano (dirige il bolo verso la parte più efficiente)

Insufficiente controllo linguale

 

 

Paralisi o paresi faringea unilaterale

Pressione sul mento

Abbassamento del mento (allarga le vallecule, sposta posteriormente la base della lingua e l’epiglottide)

Aspirazione, ritardo della risposta faringea, ridotta motilità posteriore della base della lingua

Rotazione del capo

1. Rotazione del capo verso il lato leso (isola la parte compromessa dal passaggio del bolo, riduce la pressione del LES)

2. Rotazione del capo verso il lato leso con una pressione estrinseca sulla cartilagine tiroidea (aumenta l’adduzione)

Paralisi o paresi faringea unilaterale

 

 

 

Disfunzione laringea unilaterale

Disfunzione faringea unilaterale

Decubito laterale

Decubito laterale destro o sinistro (bypass dell’introitus laringeo)

Aspirazione, compromissione faringea bilaterale o ridotta elevazione laringea

Tecniche facilitatorie

 

 

Esercizi di rafforzamento

Vari

Malattia non progressiva

Biofeedback

Aumento della componente volitiva

Insufficiente detersione faringea